LUCIANNA ARGENTINO “Corpo di fondo” (peQuod 2024)
Nota di Irene Sabetta

Corpo di fondo, l’ultima opera letteraria di Lucianna Argentino, colpisce innanzitutto per l’intensità e la profondità con cui la poeta affronta il tema dell’identità e del corpo visto come una sorta di archivio della memoria. Si tratta di un’opera di difficile catalogazione che sfugge ad ogni tentativo di definizione. Non è una silloge, non è un racconto ma piuttosto una autobiografia, narrata però in terza persona, scritta in una prosa ad alta valenza lirica e suddivisa in “momenti”. Essa ripercorre le età biologiche di un soggetto, che forse coincide con l’autrice, di cui traccia anche lo sviluppo artistico-letterario. La crescita psicoemotiva fatta di scatti successivi sulla via della maturazione (o della perdita dell’innocenza), corrisponde allo sviluppo della consapevolezza del proprio genio creativo e dell’importanza che la scrittura ha come strumento di conoscenza di sé.

Il libro si apre con una prima persona plurale, Avevamo cani da sfamare forse a voler marcare un senso di appartenenza, il desiderio di ripartire dalle origini familiari. Già dal secondo brano però il racconto assume una narrazione in terza persona che segna una distanza tra l’autrice e la materia di cui narra. I vari brani ripercorrono situazioni e scoperte cruciali dell’infanzia e dell’adolescenza della protagonista: l’importanza del gioco, la nudità, i primi lutti, la complicità amicale, l’arrivo delle mestruazioni, il valore del silenzio.

 

 

Nella seconda parte, che prende avvio con le parole la vita poi / (ovvero del passaggio dal passato al presente irregolare), vi è un cambio di registro e di tono. Tutto diventa più misterioso, meno nitido quasi a dire che i ricordi sono più chiari della vita presente, difficile da decodificare, impossibile da descrivere perché ancora non depositata sul fondo del corpo, rovesciando il titolo dell’opera. La sostanza dei ricordi sembra avere maggiore consistenza della realtà: Il corpo di fondo della memoria – materia dei ricordi, mentre l’attimo non scorre, ma va nel profondo.

In una conversazione con l’autrice, ho avuto modo di scoprire che la stesura dei vari testi è avvenuta lungo un arco temporale di quindici anni, a partire dalla perdita del padre a cui molti accenni sono dedicati. A seguito della sua morte, Lucianna ha sentito forte la necessità di recuperare, oltre alla memoria del padre, anche una parte di sé. Come lei stessa mi ha detto, “è un libro su quello che resta”. E quello che resta a Lucianna la donna, la persona, la poeta è davvero tanto: sapienza e poesia sono il suo “patrimonio genetico”, la sua eredità con cui riesce, attraverso l’arte della parola, a scavare una verità limitata nell’illimitato enigma del mondo.

photo Sandro Figliozzi

 

 

 

 

Lucianna Argentino è nata a Roma. Collabora con la rivista online “L’Indiependente”. Ha pubblicato i seguenti libri di poesia: Gli argini del tempo (ed. Totem, 1991), Biografia a margine (Fermenti Editrice, 1994) Mutamento ((Fermenti Editrice,1999); Verso Penuel (Edizioni dell’Oleandro, 2003); Diario inverso (Manni editori, 2006);  L’ospite indocile (Passigli, 2012); Le stanze inquiete (Edizioni La Vita Felice, 2016);  Il volo dell’allodola (Edizione Segno, 2019);  In canto a te (Samuele Editore, 2019); La parola in ascolto (Manni editori, 2021); La vita in  dissolvenza (Samuele Editore, 2022);  Corpo di fondo (Pequod, 2024).