«Beati gli operatori di pace», si dice nel Vangelo secondo Matteo. E i sono moltissimi gli operatori di pace, di ogni tempo e latitudine, convocati a parlare in questa «antologia contro la guerra» che parla di «pacifismo, obiezione di coscienza, disobbedienza civile», introdotti dalla puntuale prefazione del curatore, Giulio Marcon, attivista e saggista, che ricostruisce la storia dei movimenti pacifisti, di disobbedienza civile e per l’obiezione di coscienza. Marcon evoca anche testimoni antichi della scelta di non aderire alla guerra, addirittura il martire cristiano Massimiliano di Tebessa, ucciso nel 295 d.C. perché si era rifiutato di arruolarsi nell’esercito dell’Impero Romano e oggi considerato una sorta di patrono degli obiettori di coscienza. Ma la sua analisi storica è incentrata soprattutto dal secondo dopoguerra in poi, passando per la Guerra Fredda, la Guerra in Vietnam, in Jugoslavia, nelle molte guerre striscianti e infinite che insanguinano l’Asia e l’Africa. In particolare, mette in rilievo come in Italia il pacifismo e l’obiezione di coscienza, e persino il servizio civile, siano stati invisi per molto tempo non solo alla destra, ma anche ai cattolici conservatori e a una parte dei comunisti.
Il testimone del pacifismo è stato affidato all’azione di pochi individui, provenienti da tutti gli schieramenti, e alle riflessioni di pochi pensatori di grande profilo, come Aldo Capitini. Marcon ricorda la faticosa conquista, attraverso gli anni Sessanta e Settanta, della consapevolezza diffusa rispetto ai temi del pacifismo, della non violenza e del rifiuto della guerra, accompagnata da leggi più aperte sul servizio civile e in generale sui diritti. Alberto Moravia, da deputato europeo, aveva proposto di far diventare la guerra un tabù antropologico, come il cannibalismo e l’incesto. Purtroppo oggi, proprio mentre scriviamo, ci si appresta a fare un enorme balzo indietro, in nome del principio di una «guerra giusta». Ma del resto, sottolinea Marcon, «negli ultimi decenni la guerra non si è mai fermata», e la consapevolezza diffusa non è riuscita purtroppo a frenare l’azione militare in molte parti del mondo.
All’analisi introduttiva del curatore, fanno seguito quasi sessanta testimonianze di pensatori, autori, attivisti, lungo i secoli, che rispecchiano l’evoluzione etica e anche la varietà delle posizioni. Si parte dall’Antigone di Sofocle, dai Vangeli, Erasmo da Rotterdam, che già osteggiava l’idea di “guerra giusta; e man mano risalendo i secoli si arriva al filosofo e scrittore Henry David Thoreau, attivista della “Disobbedienza civile”, ovvero della necessità di “rifiutare l’obbedienza” a un governo tiranno; il grande scrittore russo Lev Tolstoj, pacifista e vegetariano, di cui viene riportata una parte della sua ultima lettera a Gandhi (anche lui con un testo nell’antologia); la lucida testimonianza di Virginia Woolf su Patriarcato, militarismo e ribellione – e io ricordo bene anche un altro testo della Woolf, intitolato Pensieri di pace durante un’incursione aerea, che ho commentato anni fa per una rivista buddhista e che considero ancora un’alta fonte di ispirazione, soprattutto quando parla dell’inconscio hitlerismo che è in ognuno di noi; e ancora, solo per citare quelli che mi sono sembrati i più interessanti e originali, i testi di Bertrand Russel, Rosa Luxemburg; Simone Weil, perenne fonte di lucidissime analisi su molti temi, con la sua prosa tranchant (nel testo qui riportato si afferma che « «quando si fa la guerra è per conservare o per accrescere i mezzi utili per farla»; Hannah Arendt; Alba de Céspedes; l’educatore pacifista Danilo Dolci: il già citato, fondamentale, Aldo Capitini, che ha promosso la prima marcia per la Pace da Perugia ad Assisi, nel 1961. Don Lorenzo Milani: Martin Luther King; Anna Maria Ortese (anche gli scrittori e le scrittrici possono fare molto come testimoni); il maestro zen vietnamita Thich Nhat Hanh, del quale ho avuto l’onore di ascoltare gli insegnamenti al Village des Pruniers, in Francia, negli anni 90; Alex Langer e altri.
Tutte testimonianze importantissime, preziose, scaturite da storie di vita peculiari, da lunghe riflessioni, e poste sotto l’altissimo patrocinio di Dante Alighieri, un passaggio densissimo del Paradiso, XXII canto: L’aiuola che ci fa tanto feroci/ volgendom’io con li etterni Gemelli,/ tutta m’apparve da’ colli a le foci./ Insomma si tratta di un volume da leggere e rileggere, anzi da tenere sul comodino, un vero kit per la sopravvivenza della coscienza e dell’intelligenza del genere umano.