GIANSALVO PIO FORTUNATO
Filologia del mugugno/4 :
“Anatomia di un gestuale”

Ed è così, che decido di riprendere la rubrica Filologia del mugugno: con una chiave totalmente nuova. I primi articoli, realizzati tutti nel marzo ’24, cercavano di analizzare nietzcheanamente il linguaggio, con esiti approssimati e con qualche peso di ingarbuglio più o meno interessante. Da quel marzo ’24 tanto tempo è passato. Sono trascorsi, soprattutto, tanti studi, tante domande che mi hanno fatto balzare dalla divinazione per il dionisiaco ad un moto anti-ermeneutico (per dirla con Vattimo). Un moto che, facendo librare una prosa di carne, guarda con molta più irrequietezza e con molta più serenità al trascorrere di questo mugugno. Da oggi, si imbastisce la forza della tragedia!

 

ANATOMIA DI UN GESTUALE

 

Il manico del suono stringe la parola o la parola stringe il manico del suono. Ti ho raccolta dove la fessura vocale mostrava il vuoto tra le lettere (il grido che trasferiva la cellula e l’argomento del senso). Ora sai che un mondo risiede alla soglia e munge i contorni: li alleva fino all’apnea, dice congruo il simbolo, dicendoci.

Sei la venatura animale: già organizzata nel momento del distacco? L’uomo narrava il silenzio, la liturgia vissuta tra corpo ed ingresso nella cavità primordiale. Il legno della voce cataratta non era beato: aveva torto il discepolo di Dioniso a far lievitare i contro-archetipi. La macchina ha una storia di senso. Lo sguardo, piuttosto, non si volta indietro: guarda l’emotivo ed il gesto. Ti polarizzavi creando l’infinito, anche senza Dio, anche senza Genesi.

Se c’è un motivo è la relazione: Na+ Cl- nel lungo radicarsi delle cellule. Luoghi di sopravvivenze. E l’interstizio parlava l’equilibrio, la camminata giusta su cui esaudire i bisogni comunitari. Flu flu (da 80 mmHg) a Flu Flu Flu (da 120 mmHg), passando per il Qua Quac, Qua Quac in chiave di basso: c’è una parvenza di significante nel pre-ordine del mugugno. Così l’uomo viene su, nei venti di un ribollire perpetuo, a cui la parola si assesta, mai miracolosa. E la parola non chiama per nome: viene, dilata sul precipitare nel gorgoglio degli eventi. Se la parola è salmo del mistero, tutto il mondo dà erotica l’ombra: si seduce lungo il pratico di un corpo aperto.

Gli spatriati, allora, vedranno la stessa storia trascendente. Un giorno l’uomo venne assestato nel fiuu all’argilla (gli antenati erano ossessionati dal senso). Non è forse il fiato d’argilla procreativo? Nella turba di atomi vale un lavacro, il progetto miracoloso che sgomenta i presenti, li avvolge per spaiarli. C’era il solo fiuu quando il dito scrostò e disegnò la sagoma? Già l’uomo pullulava esattamente. Si gridava la genealogia pensata e si compiva il primo momento di sottrazione al silenzio: Tu sei il Padre che guarda il fiato come concepimento, malgrado vibri solo un cuore multiforme di abisso.

E la terra raccolse la frusta. Perché venisse fuori il monito alla statua? Allo sgranocchiare il motivo di una nervatura oltre il legno? Il primo uomo contaminò l’aria. La contaminò solamente? La terra custodì il variegato.  E Genesi già fu Genesi, prima della scrittura comunicata. Prima che l’uomo raccogliesse la sua storia. La terra accolse: non si costruì, semplicemente.

 

 

Rielaborazione delle dita di Dio ed Adamo in MichelangeloGli eremi fanno spesso da casa alle volpi e, tirandosi a lucido, le volpi sanno appesantire le frasche, fin quando l’uva non cade e si dica è marcita: può essere registrata. È l’umano-volpe a cui mi riferisco: quando verrà il motivo di presentare il mondo, lo si appesantirà. Perderà purezza e diluvio. Perderà lo sguardo di fuoco o il relitto del rinnegamento. E l’umano-volpe mi stringerà le vesti, iniziando il sogno alfabetico e calligrafico.  Amore, hai i giorni stanchi sotto il cuore della parola. La parola va denutrita. Ma non bastano fame e sudore per rinnegare la parola. Non basta la liturgia eziologica che possa riscrivere il verso del primo momento di luce.

Annuncio l’ombra beata, la filologia degli uomini da caverna, gli anti-eroi che si sbeffeggiano del gorgoglio del mito (o vogliono inventarlo). È il magma che resiste fin sul callo della terra (o anche oltre). La carne attende d’essere medicata, essendosi troppo prestata alla sua forzatura, alla sua naturalità. Mi sfugge il primo grido anatomico: quegli uomini non sono Dio. Quegli uomini parlavano già Babele. Quegli uomini levigarono, in un momento, il pianto degli assassini. S SLI CAA. CRCHIJNA CH(R)AOS. E conobbero i rituali entropici. Un caos conduceva al servizio dei mostri. Un caos guardava in volto il muscolo contratto. L’aria che sconfiggeva le pareti ed usciva fuori.

ALECHTANIAAAAA

 

Dove respirava il magma continuativo? Il ruolo (soggetto-oggetto?) non elettrificava: faceva maturare posture o luoghi di non circoncisione. Esisteva la ricerca di un seno primordiale. Tutto procreava il corpo: il senso lavava le rocce dense, le immagini che proferivano benedizioni. E quando era tempo della lancia, la polvere di ferro odorava di essenza. Guardava sfuggire gli immatricolati. Nel marchio, la Geenna annoverava saldo l’umile peccato. CORIUSH CLACVNICK DALIA.